
Con la recente legge sui diritti televisivi, che dal 2010 saranno vendibili esclusivamente collettivamente, si è iniziato a parlare, finalmente, di valorizzazione del prodotto campionato. Se fino a quest’anno l’obiettivo dei grandi club era quello di giocare più partite possibile, in modo da guadagnare il massimo dai diritti TV, ora emerge l’esigenza di valorizzare il campionato nel suo complesso. Si è iniziato a parlare così di “spezzatino”, ovvero di partite spalmate nell’arco del week-end, e più parti si sono pronunciate a favore di questa idea: Galliani, Matarrese, e anche Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che ha auspicato un orario dedicato esclusivamente al calcio minore. E’ sempre più sentita dunque l’esigenza di un sistema calcio integrato che permetta di massimizzare i profitti dei club, ma anche i benefici per i tifosi-consumatori.
Basterà il campionato-spezzatino per risolvere i problemi di vendibilità del prodotto calcio? Dal mio punto di vista, occorrerebbe una importante riforma strutturale che coinvolga tutte le categorie del calcio italiano dalla Serie A alla terza categoria. Anche perché i problemi non sono esclusivamente televisivi, ma anche di affluenza allo Stadio: la diminuzione di spettatori degli ultimi anni è stata netta, come si può notare da queste due tabelle1:
Affluenza assoluta

Affluenza media (spettatori per stadio)

Bisognerebbe quindi lavorare su due fronti: da un lato per portare più gente allo stadio, dall’altro per rendere i campionati televisivamente più appetibili. Sotto il primo aspetto gran parte del lavoro sta nella rimodernizzazione degli stadi e nella lotta alla violenza. Ma non si esaurisce tutto qui. Sia per il primo, che per il secondo aspetto bisogna lavorare per raggiungere segmenti di popolazione ancora non sfruttati.
Primo fra tutti il mondo del calcio Dilettanti. Un milione e mezzo di tesserati ogni Domenica gioca partite in contemporanea con quelle dei campionati professionistici. E ai livelli più alti di calcio dilettantistico c’è più di qualche squadra con una media di affluenza di spettatori paganti che farebbe invidia a molte società di serie C, tanto che il flusso di spettatori complessivi della LND è stimato a 35 milioni di persone2. Un entità assolutamente non trascurabile direi! Ebbene, quanti di questi, se potessero, andrebbero a vedere oltre che la partita della squadra del loro paese, una di Serie A? Quanti di questi rinunciano al pacchetto completo dell’abbonamento a Sky perché la Domenica pomeriggio non sono in casa? Dunque l’idea prospettata dal presidente della LND Tavecchio di collocare il calcio minore in una fascia d’orario riservata, appare più che giustificata. Ma anche spalmare le partite del campionato nell’arco del week end, abbandonando definitivamente la collocazione fissa del campionato alla Domenica pomeriggio, che ben si prestava alle esigenze della radio negli anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, ma adesso appare decisamente antica. Questo permetterebbe ai tesserati dilettanti di seguire molte più partite, e magari anche di abbonarsi. Anzi, i club potrebbero pensare anche a particolari sconti per i tesserati, incentivandone così la partecipazione.
In secondo luogo, per valorizzare il prodotto campionato, bisognerebbe aumentare il livello di competizione interno. Un campionato che a Marzo ha una dominatrice con 15 punti di distacco sulla seconda è sicuramente più brutto di uno che si decide all’ultima giornata. E produce sicuramente meno introiti! A prima vista questo problema sembrerebbe irrisolvibile perché se una squadra è forte non la si può certo fermare per l’interesse del campionato. Ma in realtà, abbassando il numero delle squadre partecipanti e, di conseguenza, delle giornate di gara, si otterrebbe una classifica fisiologicamente più corta. Infatti prima dell’introduzione della Serie A a 20 squadre (2005), il campionato si decideva spesso solo nelle ultime giornate. Addirittura per quattro anni di seguito (‘99, 2000, 2001, 2002) lo scudetto venne assegnato solo all’ultima giornata. E negli anni ‘80, quando il campionato era a 16 squadre, la classifica era ancora più corta. Bisognerebbe quindi riproporre un campionato a 16, anche perché questo, oltre che aumentare il livello di competizione, porterebbe necessariamente qualche grande piazza in serie B, permettendo così di valorizzare maggiormente la serie cadetta, che quest’anno, orfana di Juventus, Napoli e Genoa, presenti nell’anno passato, non è nemmeno trasmessa in diretta sul satellite.
Infine, si potrebbero valorizzare anche i campionati di serie C, facendo giocare, oltre alle prime squadre minori, anche le seconde squadre dei club più importanti, come avviene nelle altre nazioni europee. Ci sarebbe molto più interesse ad andare a vedere allo stadio Pro Sesto – Inter B, magari con Balotelli in campo, piuttosto che Pro Sesto – Paganese. Così come sarebbe molto più interessante Cavese – Milan B, con Paloschi titolare, piuttosto che Cavese – Pro Patria. Per non parlare dei benefici che una riforma di questo tipo porterebbe alla crescita dei giovani talenti! Si dice sempre che gli allenatori italiani non puntano sui giovani, ma la verità è che i giovani italiani sono inesperti rispetto ai coetanei europei. E questo perché si confrontano esclusivamente fra di loro, e non contro professionisti più esperti. Tanto più che l’Italia ha già una competizione importante riservata alle seconde squadre, che è il Torneo di Viareggio. Si potrebbe sospendere la Serie C durante questo torneo e renderlo così ancora più importante.
Questi sono secondo me gli interventi principali che andrebbero fatti. Ma ce ne sono anche molti altri di più piccoli e indolori, che potrebbero essere realizzati anche immediatamente: abolire la sosta invernale del campionato (se la gente è in vacanza, ha più tempo per andare allo Stadio), abolire ogni tipo di deroga per Stadi non a norma e far salire di categoria soltanto le squadre con Stadi adatti, ecc. ecc. Prossimamente scriverò un post sulla mia organizzazione ideale. Voi che ne pensate?
1Fonte: www.stadiapostcards.com
2Fonte: www.lnd.it

1 Commento
Ottobre 8, 2009 alle 4:51 pm
io preferisco guardarle a casa perche’ allo stadio mi rifiuto di andare, troppo pericoloso