Dicembre 3, 2007...12:17 pm

Zomegnan e il suo Giro “ottimista”.

Salta ai commenti

 

La spettacolarità di un percorso, nel ciclismo, è data non tanto dalla morfologia del percorso in sè, quanto dalla condotta di gara dei corridori. Questa è la premessa impriscindibile dalla quale bisogna partire per dare un giudizio sul percorso del Giro d’Italia.

Il percorso del 2008 lo definirei per questo un percorso “ottimista”. Il Giro, che partirà il 10 Maggio prossimo da Palermo, potrebbe rivelarsi uno dei più belli degli ultimi anni, come uno dei più noiosi e scontati. Questo perchè di tappe interessanti ce ne sono talmente tante che si rischia un dominio assoluto del ciclista che sarà più in forma. Come Basso nel 2005. Ma, se le forze in gioco saranno livellate, allora potrebbe essere tutto in discussione fino all’ultimo chilometro. Sì, perchè a Milano, quest’anno, non si arriverà con la classica passerella finale per velocisti, ma con una cronometro individuale che, se non sarà già stato fatto prima, potrebbe essere decisiva per stabilire il vincitore finale!

Andiamo con ordine: il trittico di tappe siciliane darà già una prima mano di vernice sulla classifica generale. Si inizia infatti con una cronosquadre di 28,5 chilometri a Palermo, che produrrà distacchi già significativi fra i capitani delle squadre. L’anno scorso, tanto per fare un esempio, Riccò e Simoni iniziarono il Giro pagando 1′25″ a Di Luca, che poi vinse il Giro. Se non bastasse la cronosquadre, la seconda tappa, che arriverà ad Agrigento, non ha nulla da invidiare a un percorso di una classica estiva. L’arrivo è uguale a quello dei mondiali 1994 (e anche a quello del Giro disegnato da me), ma i 207 chilometri che lo precedono non sono sicuramente una passeggiata. Insomma, in questa tappa potrebbero esserci scintille fra i cacciatori di classiche, e anche fra alcuni uomini di classifica. Penso a Bettini, ma anche a Di Luca e Cunego. E penso a un Simoni che dovrà stare attento a non perdere secondi preziosi, come troppo spesso ha fatto in questi ultimi anni. Per velocisti è invece la terza tappa siciliana, con arrivo a Milazzo.

Lasciata l’isola, si risale dalla Calabria, con un’altra occasione per i velocisti (Catanzaro Lido), o forse anche due (Contursi Terme). Dopo di queste, ecco altre 3 tappe miste. E qui sarà ancora bagarre! Sono tutte tappe per Bettini, Rebellin e Pozzato come per Cunego, Di Luca e Riccò. Insomma, ancora una volta uno scalatore vecchio stampo come Simoni dovrà arrancaare e cercare di difendersi. Se da una lato probabilmente ne guadagnerà lo spettacolo, dall’altro il rischio è di arrivare al Nord con una classifica già fin troppo assestata. La prima settimana si chiude poi con un’altra tappa per velocisti (San Vincenzo).

Dopo il primo giorno di riposo, al Martedì si riprenderà con la prima cronometro individuale, la Pesaro-Urbino. Non lunghissima, 36 chilometri, ma molto significativa, anche perchè gli ultimi 10 chilometri sono in lieve ma costante ascesa. Qui la classifica generale avrà una ulteriore scossa. E il giorno dopo, nella tappa di Cesena, è facile che arrivi la prima grossa fuga, con uomini non pericolosi per la maglia rosa. Dopodichè ecco altre 2 occasioni, le ultime, per i velocisti, che a questo punto facilmente lasceranno la carovana a Cittadella, visto che poi non ci sono più altre occasioni per loro.

Venerdì 24 Maggio inizierà un trittico di tappe di montagna da far venire i brividi! Tre arrivi in salita in tre giorni! Ed è qui che si vede, palesemente, l’ottimismo intrinseco di questo percorso e di questi organizzatori. Si arriverà alla prima tappa – la Verona-Alpe di Pampeago, con il Manghen prima della salita finale – con una classifica già in parte assestata. Nelle prime posizioni ci saranno probabilmente due come Di Luca e Savoldelli (entrambi alla LPR dal 2008), che avranno potuto guadagnare terreno nelle tappe miste (il primo) e nella cronometro (il secondo), oltre che ovviamente dalla cronosquadre. Dietro ci saranno i corridori che nella crono di Urbino avranno perso un po’, come Cunego e Riccò, e ancora più staccato Simoni, che avrà perso terreno pressochè ovunque. E’ facile quindi che in questa tappa si scatenino un po’ tutti, e alcuni pagheranno dazio.

Il giorno successivo, i 153 chilometri da Arabba al Passo Fedaia, potrebbero essere i più belli di questo Giro. Come potrebbero anche essere una grandissima delusione! Sulla carta la tappa è splendida: Pordoi, San Pellegrino, Giau, Falzarego e salita finale durissima (un rettilineo al 16% che corre parallelo a una pista da sci, tanto per far capire la pendenza!). Ma la lista interminabile di colli prima dell’arrivo non si traduce matematicamente in spettacolo. Primo perchè il giorno precedente avranno affrontato già un tappa molto dura; secondo perchè il giorno successivo ci sarà la cronoscalata del temutissimo Plan de Corones; terzo perchè il Falzarego ha pendenze molto ridotte e favorirà gli inseguitori. Non varrebbe la pena quindi attaccare da lontano! La mia paura è che alla fine si deciderà tutto negli ultimi chilometri. Per fortuna però, l’arrivo è stato posto in cima al Passo, e non, come si era parlato, subito dopo il rettilineo al 16%. Questo permetterà di staccare chi non ne avrà più, per poi far volare i distacchi nell’ultimo chilometro e mezzo, dove la pendenza è più morbida e chi ne avrà ancora potrà fare andatura.

La mia paura è che i corridori, nella tappa del Fedaia, si risparmino le energie in vista della cronoscalata di Plan de Corones! Questa salita infatti non è mai stata affrontata al Giro d’Italia e tutti la temono. Nel 2005 il Giro doveva passare, ma una bufera di neve e gelo aveva impedito ai girini di arrivare fin lassù. Le pendenze sono veramente incredibili, e il fatto di affrontarla in solitaria, priverà i corridori dei punti di riferimento da seguire. Con il risultato che chi avrà speso troppo nei due giorni precedenti, sul Plan de Corones pagherà dazio, e pesante! Io personalmente, avrei preferito metterci un giorno di riposo in mezzo, per preservare lo spettacolo, sfruttando a pieno queste tre tappe dolomitiche.

Il giorno di riposo invece, Zomegnan & co. lo mettono dopo il giorno dopo. E sarà un sospiro di sollievo per tutti i corridori, che potranno finalemente tirare un po’ il fiato. Si riprende Mercoledì 28, con la Sondrio-Locarno: andrà via sicuramente una fuga, e il gruppo lascarà fare, perchè di fatiche ce ne saranno ancora molte. Poi una tappa per i pochi velocisti rimasti in gruppo (Varese). Ma anche qui sarà più probabile una fuga da lontano.

Si arriva così alla tre giorni finale, che deciderà il Giro, sempre che sulle Dolomiti non abbia già spadroneggiato qualcuno con la maglia Rosa addosso. Al Venerdì si passerà per il Vivione e la Presolana (già affrontati nel 2004), prima dell’arrivo in salita all’inedito Monte Pora. Poi, ancora salite nella Rovetta-Tirano: Gavia, Mortirolo e Aprica, prima di scendere fino a Tirano. Bisogna sperare che, arrivati a questo punto, la classifica abbia ancora qualcosa da dire, perchè in questo caso sarebbe spettacolo assicurato! Sarebbe invece un peccato arrivare qui con la classifica generale ormai decisa, privando di significato questa tappa potenzialmente leggendaria (assomiglia moltissimo alla Merano-Aprica di Pantani, o a quella più recente della querelle Basso-Simoni).

L’ultima tappa, da cesano Maderno a Milano sarà una cronometro individuale di 23,5 chilometri. Ogni volta che concludono il Giro con una cronometro dicono che potrebbe essere decisiva. La verità però è che questo è successo una volta sola (a Verona, con Moser). Anche nel 2003 si arrivò a Milano con una cronometro, ma Simoni aveva già 7 minuti di vantaggio su Garzelli, e non c’era più molto da dire.

Insomma, il Giro è potenzialmente bellissimo ma ha, intrinseco nella sua nascita, un altissimo rischio di essere rovinato dall’andamento della corsa. Mi piace l’idea di mettere una tappa Alpina il penultimo gionro. Non mi piace quella di chiudere con una cronometro, che con tutta probabilità sarà senza significato. E non mi piace nemmeno la soppressione degli abbuoni per i primi 3 di ogni tappa. Ma tutto sommato il Giro d’Italia è sempre splendido, qualunque sia il percorso e qualunque sia il plotone che lo corre.

A Zomegnan, per questo Giro gli do un 7,5. Perchè ha rischiato, e mi piacciono quelli che rischiano. Ora non resta che aspettare il 10 Maggio, per l’inizio di questo Giro “ottimista”. E sperare che al via si presentino tutti i più forti, senza scandali doping o simili. Facciamo quindi tutti come Zomegnan: non è forse l’ottimismo “il profumo della vita”?

1 Commento


Lascia un commento