
Leggo sul corriere di oggi di una sentenza del Garante della privacy che vieta alle aziende di spiare chi condivide i file con il peer to peer. La Peppermint, una casa discografica tedesca, aveva infatti fatto spiare i server dei maggiori programmi di peer to peer attraverso un’azienda informatica svizzera, per poi identificare i “ladri” e ottenere un risarcimento. Con la sentenza del garante, che di fatto cancella i risultati di questa operazione, migliaia di persone possono tirare un sospiro di sollievo.
La Peppermint si è dichiarata indignata per la decisione del Garante e ha ricordato che “scaricare equivale a rubare”, un concetto che da tempo cercano di far penetrare ai consumatori. Ma ha ancora senso parlare di “furto” per un semplice download? Mi chiedo dove andremo a finire con questa ridicola guerra delle case discografiche. Mi sembra evidente ormai che la lotta contro la pirateria digitale è stata persa: l’industria musicale dovrebbe rendersene conto e reindirizzare i propri sforzi più proficuamente.
La musica è un bene immateriale: CD, cassette, lettori mp3 sono solo un supporto ad essa. Ora che esiste questa grande possibilità, che è la condivisione globale dei contenuti su internet, bisogna rendersi conto che la tecnologia ha cambiato definitivamente questo mercato, e adeguarsi. Forse le case discografiche non hanno più ragione di esistere. Ma questo è necessariamente un male per la musica? Io credo di no, perchè senza case discografiche ci sono anche, potenzialmente, meno barriere all’entrata per gli artisti emergenti. Il futuro dell’industria musicale deve essere nell’organizzazione di eventi e non nella distribuzione.
La storia che con la pirateria si uccidono gli artisti è una grande palla! Quando si comprava un CD, la quota di soldi che andava agli autori era veramente minima: la maggior parte andava divisa fra lo Stato (IVA), il negozio che li vendeva e la casa discografica. Una parte come margine di guadagno, un’altra per coprire costi come la produzione e la distribuzione dei dischi e un’altra ancora in promozione. All’artista arrivava qualcosa come il 2%. Con la condivisione globale si va verso l’eliminazione dei passaggi indiretti. La lotta alla pirateria è sostenuta proprio da questi attori che rischiano di vedersi esclusi! Ma il mercato è questo: se io produco un servizio che non è più richiesto devo necessariamente cambiare lavoro. Un appello a tutti i discografici: fatelo finchè siete in tempo!!